È un sabato potenzialmente molto speciale, anche se non è partito con il cosiddetto piede giusto: si va al lago, al nostro lago.
Il lago di Como è un germogliare di luoghi incantevoli, talvolta anche assai nascosti, che solo occhi attenti ed esperti possono scorgere.
Negli ultimi tre anni ho imparato ad apprezzarne i paesaggi impreziositi dal luccichio dell’acqua delle darsene, l’edera ed i glicini che si arrampicano sulle pareti delle ville storiche che costellano le rive del lago, le buffe nuotate di anatroccoli e cigni, i pontili e le loro piccole imbarcazioni galleggianti, le abitazioni diroccate sulle sponde quasi a volersi tuffare giù, assolate.Non si smette mai di respirare a pieni polmoni il profumo dolciastro del lago, così mutevole con i suoi cicli circadiani; la notte e poi il giorno, il vento, la nebbia e poi il sole, la stagionalità.
L’odore dell’acqua può scatenare epifanie potenti, a maggior ragione se il lagh de Còmm è anche in parte casa tua.
Sono legata alle profondità del suo fondale tramite cordone ombelicale; un cordone che nella mia adolescenza mi è parso esser d’intralcio per i miei sogni e le mie ambizioni, quell’insolenza giovanile che ti fa volentieri rinnegare le tue origini, quella volontà di scegliere il proprio luogo di appartenenza.
